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È in galera il professore maiale. E speriamo ci resti

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Note intellettuali e non francesi hanno invitato ultimamente a importunarci, a corteggiarci anche sfiorando le molestie. Vorrei vedere se avessero una figlia che da due mesi, come una giovane studentessa romana di 15 anni, fosse stata abusata più volte dal suo insegnante, Massimo De Angelis, professore di lettere al liceo “Massimo”, uno dei più importanti della Capitale. La scuola è retta dai padri gesuiti. Vorrei vederle se avessero letto sul cellulare della propria figlia che da oltre due mesi era vittima di abusi sessuali perpetrati dal professore che avrebbe solamente dovuto darle qualche ripetizione, e che invece sfruttava la sua posizione per abusare del suo giovane corpo. Avrei voluto vedere la loro reazione nell’apprendere che lezioni private erano atti di violenza, di soprusi e di angheria. Tutto consumato su un giovane corpo che per tutta la vita ora porterà quelle maledette impronte digitali sul suo seno, sulla sua pelle, nelle sue parti intime.

 

Fatemele vedere queste donne così aperte alle meraviglie della libertà dello sculacciamento, al corteggiamento che sfiora lo stalking, alla desertificazione della dignità femminile, quando da un cellulare senza vita si fossero accorte che la propria figlia veniva stuprata e violentata nelle aule di una scuola gestita da gesuiti. Fatemele conoscere queste donne, e soprattutto fatemi conoscere questo lurido verme che ha preso con le mani l’anima di una ragazza. Ha fatto finta di suicidarsi, di scusarsi, di ravvedersi. Un maiale di 53anni, con una ragazzina di 15. Le indagini hanno portato all’accusa di violenza sessuale aggravata su minore. Lo hanno denunciato i genitori, che hanno letto su quell’anonimo cellulare la morte della loro ragazza, sporcata da mani con le tracce di un assassino. Perché non serve per forza ammazzare una donna per ucciderla. Basta tapparle la bocca e diventare il padrone del suo corpo, sventrandolo come un criminale che deturpa la bellezza.

 

Adesso il maiale si vergogna. Adesso questa ameba parla, piange, si vuole uccidere. Ma perché, mi chiedo sempre, non si suicidano prima di arrivare a tutto ciò, prima di tarpare la vita a delle ragazze che per sempre saranno ingabbiate in una galera con sbarre unte dalla spietatezza di vermi che sanno quello che stanno facendo? Magari poteva pensare di farsi curare, di ammanettarsi, prima di mettere le mani su una 15 enne e mandarle sue foto nudo. Questa è la libertà di importunare? Questo è stupro e questo essere vivente deve finire la sua vita in prigione.

 

Hai tentato di suicidarti due volte. Il tuo suicidio certo non salverà quella 15enne, e non salverà noi a vederti in una cella dove potrai pensare alla morte che hai dispensato. Vorrei vedere queste intellettuali francesi a recuperare una figlia “importunata” selvaggiamente da un mostro che si aggirava nella sua scuola. Ma i mostri esistono nel nostro pianerottolo, tra i nostri amici, tra i nostri colleghi. La vita ha deformato ogni forma di bellezza. E io auguro a questa ragazza e ai suoi genitori, la forza, la dignità, la sopportazione di affrontare il processo e di non desistere mai. Perché un figlio è una cosa troppo bella per farla imbrattare dalla crudezza e dall’immoralità della vita. E comunque non vorrei mai che una di quelle note intellettuali francesi, potesse avere nella vita quest’esperienza.

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È in galera il professore maiale. E speriamo ci resti
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È in galera il professore maiale. E speriamo ci resti
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Non serve per forza ammazzare una donna per ucciderla. Basta tapparle la bocca e diventare il padrone del suo corpo, sventrandolo come un criminale che deturpa la bellezza.
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Claudia Pepe

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